ZEISS JENA
WEITWINKEL DA 100° E 126°
DEL TEMPO DI GUERRA: GLI SCONOSCIUTI
ANELLI DI CONGIUNZIONE FRA I WIDE ANNI '30
E LO ZEISS BIOGON DA 90° DI LUDWIG
BERTELE
ABSTRACT
Among recentry unclassified U.S. Gov. data about Zeiss optics,
collected just after
the end of WWII and kept in the dark for 60 years, I fount the project (surely
by Bertele)
of two symmetric superwide lenses, whose details clearly show the Biogon 35,
Perimetar
and Sphaerogon's heritage, and that can be labeled as the join rings between the
wides
of the '30s and the famous step forward, the Bertele's 90° Biogon; I drawed by
myself
all the optical formulas to show the suggestive workflow of a german optic
genius.
16/11/2007
Al termine della seconda guerra mondiale i consulenti militari
americani suggerirono di rastrellare
la maggior quantità possibile di informazioni tecnologiche derivate
dall'avanzata tecnologia tedesca,
approfittando di un interregno caotico con posizioni, competenze e confini poco
definiti; uno dei colpi
grossi messi a segno in questa fase riguarda il trasferimento di gran parte del
nucleo Zeiss nella Germania
occidentale e la contemporanea acquisizione della famosa collezione Zeiss con
obiettivi e prototipi di
ogni sorta; nell'ambito della ben nota operation Paperclip numerosi eminenti
matematici della Zeiss furono
trasferiti negli States per decifrare ed organizzare il notevole database
"ereditato" dalla grande firma tedesca;
in questo ambito, il Dr. Willi Mertè realizzò una corposa memoria di quasi
1000 pagine con le schede dei
principali obiettivi prodotti in Germania nei decenni precedenti, ivi compresi
gli sconosciuti ed interessantissimi
prototipi del tempo di guerra, progettazioni ardite e realizzate al limite
dell'impossibile, senza riguardo al
budget ed al mercato.... Purtroppo questo materiale, tenuto archiviato e
classificato per decenni, si è deteriorato,
ed ora è quasi impossibile riordinare tutti i dati originali; ritengo questa
pecca molto grave, dal momento che -
a mio avviso - la tecnologia acquisita è un patrimonio dell'umanità intera e
la conoscenza nel dettaglio delle
invenzioni del tempo di guerra è ormai storia, anch'essa bene collettivo, in
questo caso negato per negligenza.
Nell'affannoso tentativo di decodificare scritte illeggibili e
diagrammi sbiaditi mi sono imbattuto nel progetto
di due super-grandangolari simmetrici, probabilmente destinati all'impiego
aereo, progettati in Zeiss nel 1941-42,
all'apice dello sforzo bellico in ogni ambito; fortunatamente i dati ad essi
relativi sono fra i meglio conservati
(si fa per dire...) ed ho potuto disegnare personalmente sezioni decenti e
prendere atto che si tratta di due
pezzi estremamente importanti nell'evoluzione dei grandangolari simmetrici, dal
momento che - per loro
struttura e concetti sottesi - vanno di fatto a colmare il "buco"
finora esistente fra i primi, ingegnosi wide degli
anni '30 (come gli Zeiss Biogon 35mm, Perimetar e Sphaerogon) ed il definitivo
progetto moderno rappresentato
dal Biogon da 90° di Bertele, registrato nel 1952; l'analisi di questi due
progetti, non firmati ma nei quali la mano
dello stesso Ludwig Bertele è palese oltre ogni dubbio, lascia intuire il
percorso di maturazione intrapreso dal
geniale progettista per giungere alle sue perfette e famose realizzazioni
postbelliche, fra le quali non va taciuto
anche il rinomato e similare Aviogon per aerofotografia; il materiale che
produrrò è totalmente inedito e, credo,
molto interessante.
Questi due grandangolari simmetrici furono progettati quasi
certamente da Ludwig Bertele
nel 1941 e 1942; si tratta di ottiche destinate a grandi formati (la lunghezza
del nocciolo
ottico è circa 200mm per entrambi, con un diametro della lente anteriore
superiore ai 130mm!),
probabilmente lastre quadrate per aerofotografia, e coprivano rispettivamente
100° e ben 126°;
in entrambi i casi la luminosità massima (f/4 ed f/5,7) è da ritenersi molto elevata, considerando
l'angolo di campo e l'anzianità del progetto; già a colpo d'occhio certi
alleli in comune col futuro Biogon
sono evidenti.... Il secondo esemplare è di gran lunga il più
interessante, e non solo per l'angolo di campo:
i vetri impiegati per questo progetto del 1942 rimarcano l'interregno di un
trapasso generazionale paragonabile
alla transizione fra due ere geologiche: infatti tre lenti (L2, L5 ed L7) sono
realizzate col neonato vetro Short
Flint 6, caratterizzato da un indice di rifrazione superiore ad 1,8, inaudito
per l'epoca; inoltre, l'elemento frontale
è ricavato da un'amalgama non meglio definita (la sigla presente sulla scheda
originale è ridotta ad uno scarabocchio
illeggibile) che costituisce l'archetipo dei nuovi e futuri vetri lanciati negli
anni '50, caratterizzati dal massiccio utilizzo
di ossido di Lantanio e di un inedito rapporto fra alta rifrazione e bassa
dispersione. L'elemento frontale dello Zeiss
da 126° del 1942 ha un indice di rifrazione di circa 1,78 ed un numero di Abbe
di 41,2, valori eccellenti anche in chiave
moderna e realmente di frontiera per quel periodo; i valori indicati possono
differire leggermente dai parametri standard
dei corrispondenti vetri (le cui sigle sono accanto ai dati) sia perchè col
tempo certi elementi chimici sono stati messi al
bando, imponendo minime variazioni delle caratteristiche, sia perchè non è
indicata la banda dello spettro sulla quale
i dati originali Zeiss sono stati parametrati; il vetro L1 anticipa i valori
tipici della generazione LAK e probabilmente
un simile rapporto alta rifrazione/bassa dispersione era stato ottenuto con un
ampio ricorso all'ossido di Torio (come
del resto era avvenuto anche nei coevi Aero-Ektar della Kodak), un compromesso
accettabile in quel particolare
contesto (obiettivi montati su aerei, lontano dall'operatore ed in frangenti di
guerra).... La distorsione a barilotto è
pari a circa il 2,5% nel modello da 100° f/4 e a circa il 2,7° nel modello da
126° f/5,7, valori molto buoni per un
simile angolo di campo ma ben lontani dalla perfezione del futuro Biogon degli
anni '50. Come annotazione personale,
la dovizia di vetri ad alta rifrazione e dispersione medio-alta non avrebbero
forse consentito un'acromatizzazione
sullo spettro visibile, ma probabilmente questi obiettivi erano previsti per
riprese con filtro rosso scuro, con correzione
cromatica limitata a questa banda
(i punti interrogativi accanto ad alcune sigle sono dovuti al
fatto che tali riferimenti sono riportati sulla scheda ma
quei modelli di vetro non sono più prodotti, anche se i valori N e V rientrano
nel settore di quella categoria di vetri
sul diagramma generale di Abbe della vetreria Schott)
Biogon da 64°, Perimetar e Sphaerogon: i tre più famosi
grandangolari Zeiss degli anni '30 -
progettati da Ludwig Bertele e Willi Mertè - ispirarono a vari livelli il
calcolo dei due sconosciuti
grandangolari del tempo di guerra e che costituirono gli autentici procursori
tecnici, una tappa
intermedia vero la maturità completa del wide perfetto: il Biogon da 90°
il capolavoro di Bertele: il Biogon da 90°: la sua
risoluzione nell'ordine di 250 l/mm, la distorsione
fotogrammetrica (0,25%) e l'uniformità di resa l'anno reso famoso ed è tuttora
utilizzato ed universalmente
apprezzato a 55 anni dalla nascita
nel Weitwinkel da 100° del 1941 il nocciolo centrale è
costituito da un gruppo Sonnar semplificato, derivato
dal concetto del Biogon 35mm per Contax; l'insolita lente frontale concava era
già stata adottata nell'innovativo
prototipo Perimetar 25mm di Mertè, mentre il tipico menisco singolo posteriore,
autentica cifra stilistica del futuro
Biogon, è un'evoluzione del gruppo posteriore presente nel Biogon da 64°
nella versione da 126° del 1942 rimane il nucleo centrale
tipo Sonnar ed il menisco posteriore
derivato dal Biogon 35mm da 64° del 1937, mentre il gruppo anteriore è
estremamente interessante,
nascendo dal progetto fisheye Sphaerogon da 160° con l'eliminazione della lente
centrale che viene
sostituita da una sottile lente d'aria; i due elementi anteriori spaziati ad
aria sono proprio una delle
caratteristiche del futuro Biogon, e la spaziatura consente di correggere
l'aberrazione sferica di ordine
superiore (come acutamente annotato da Ray), consentendo aperture elevate; la
superficie concava
anteriore non è presente nel futuro Biogon ma si rende necessaria per garantire
l'incredibile copertura
ortoscopica di 126°
a tu per tu con la storia: le schede originali Zeiss riviste
in America dal matematico
Willy Mertè nel 1947 e finalmente declassificate dopo molti anni,
permettendoci
di imbastire un quadro più completo sulla produzione del tempo di guerra,
caratterizzata
da modelli poco noti e tecnicamente molti interessanti ed innovativi; purtroppo
il lungo
sonno su rollfilm convenzionali ha degradato i preziosi dati (queste schede sono
fra le meglio
conservate...), rendendo molto difficile e frammentaria la composizione
del puzzle: considero
questa negligenza ingiustificabile, dal momento che chi aveva in custodia questi
dati tecnici
condivideva la responsabilità della loro conservazione ottimale.
Questi grandangolari non sono mai stati segnalati "dal
vivo", e probabilmente furono realizzati solo
in prototipi valutativi o montati su qualche aereo poi perduto nelle vicende
belliche, tuttavia la loro
importanza dal punto di vista concettuale resta immutata: sono gli anelli
mancanti che spiegano il
percorso tecnico che portò Ludwig Bertele dai progetti anni '30 al suo
capolavoro, tuttora insuperato.
MARCOMETER
MEGLIO TARDI CHE MAI... QUESTI
DATI, FINALMENTE DECLASSIFICATI,
HANNO CHIUSO UN VISTOSO IATO CONCETTUALE
FINORA PRESENTE
FRA I PRIMI PROGETTI GRANDANGOLARI
PREBELLICI ED IL FAVOLOSO
BIOGON DA 90° DEGLI ANNI '50